giovedì, 19 luglio 2007, ore 14:34

Gli scienziati lo hanno già detto che con il surriscaldamento globale molti posti di mare non potremmo più vederli, ma ora lo confermano anche gli abitanti degli atolli dell'arcipelago di Tuvalu.

Veu Lesa, di 73 anni, ha dovuto abbandonare la sua casa perchè è stata distrutta e sommersa da una forte marea, i campi di grano sono stati contaminati da acqua salata e molte spiagge non esistono più.

La paura degli abitanti, come dice Veu Lesa, sono i fenomeni metereologici come cicloni e maree improvvise e devastanti, che renderanno inabitabili questi atolli ancor prima dell'innalzamento del mare, anche se la causa rimane la stessa: il global warming.

E nell'attesa che anche il resto del mondo faccia qualcosa per ridurre l'inquinamento, alcuni sono emigrati in Nuova Zelanda mentre altri, che non vogliono perdere la loro identità, cercano di consumare meno acqua possibile, hanno ridotto le emissioni di CO2 (loro che già consumano poco) e provano a fare coltivazioni intelligenti.

Intanto il mare si alza di 5.6mm all'anno, due volte il tasso previsto dall'IPCC  e le grandi nazioni continuano ad ignorare i problemi legati al surriscaldamento, problemi che già 6-7anni fa avevano preoccupato gli abitanti dell'arcipelago di Tuvalu, che chiesero aiuto alle nazioni più evolute, ma senza alcuna risposta tangibile.

Se vogliamo che paradisi terrestri, come gli atolli di Tuvalu, possano continuare ad esistere dobbiamo far sentire la nostra voce ai governi di tutto il mondo e dobbiamo in prima persona cercare di risparmiare, di non inquinare, di non sprecare!

Fonte: The Independent

Topy82
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